Il riso nel DNA

L’agricoltura è nel cuore della famiglia Berneri fin dall’800, quando il bisnonno Carlo coltivava i primi campi, seguito poi da nonno Luigi.

La scelta di coltivare il pregiato chicco di riso arriva dall’intraprendenza di papà Giancarlo. Aveva cominciato l’attività di agricoltore per conto terzi occupandosi della pulizia dei boschi, poi negli anni ‘80 fu tra i primi ad acquistare un laser per lo spianamento del terreno, usato prevalentemente nelle risaie. Fu nello sfruttare lo strumento per i suoi clienti che sviluppò l’idea di coltivare il riso nei suoi terreni. E fu subito amore.

Da allora è stata una ricerca continua del terreno perfetto, iniziata con l’acquisto di un terreno paludoso soprannominato I sette fossi che Berneri bonificò fino a produrre il primo, desiderato e faticosamente ottenuto, riso.

Il riso, del resto, era nel DNA anche di mamma Angelina, che arriva nel pavese con la sua numerosa famiglia a metà anni ’50, dopo l’alluvione del Polesine. In Veneto aveva imparato il mestiere di mondina e dopo l’incontro con Giancarlo poté affiancarlo nella coltivazione dei campi.

L’azienda oggi è in mano a Maria Luisa, Ombretta, Roberto e Sergio, i quattro figli di Giancarlo e Angelina.

Cresciuti con le caviglie nelle risaie e con le mani sul volante dei trattori, hanno guidato la crescita dell’impresa investendo in tecnologia ed espandendo notevolmente l’azienda agricola.